martedì, aprile 24, 2007

Il Bruno, il 21...

Dal 1995, data da cui il sottoscritto vive a Trento, certo non c’è mai stata una manifestazione come quella di sabato 21: non solo per la partecipazione, ma per svariati aspetti. Il successo di sabato va infatti inscritto in una pluralità di motivazioni che sintetizzano il corso travagliato della vicenda del Centro Sociale Bruno; della manifestazione vale la pena sottolineare il successo di partecipazione che, oltre alle capacità organizzative che hanno permesso l’affluenza di fratelli e sorelle da varie realtà italiane, si è caratterizzato per il gran numero di trentini presenti al corteo e, in particolare, di teenagers trentini: segni che la città di Trento non si è ancora rassegnata all’assoluta omogeneizzazione che le si vorrebbe imporre da parte delle istituzioni.

Ma non vorrei dedicare queste righe al commento e alla cronaca di una bellissima manifestazione, per quanto turbata dai meschini giochetti di TreniItalia che spalleggiata del Viminale ha impedito od ostacolato l’arrivo a Trento di alcune importanti realtà. Vorrei invece proporre come contributo una mia riflessione che ha preso corpo con l’evolversi della vicenda Bruno e che riguarda principalmente il rapporto con l’Amministrazione Comunale e l’atteggiamento del sindaco Pacher.

A fronte di una partecipazione entusiasmante infatti il primo cittadino Pacher si è subito preoccupato di ribadire la linea della “fermezza” e la sua condanna, non tanto dei contenuti – dice lui – ma dei metodi. Niente di nuovo, visto che questa posizione è di fatto quella che ha caratterizzato Sindaco e Comune per tutta la vicenda. Ma che significato assume in generale questa posizione? A mio avviso il tentativo continuo di riproporre come questione centrale la questione legalitaria – cioé il rispetto di leggi e norme – svela come la concezione della democrazia da parte dell’Amministrazione Comunale sia meramente procedurale, un insieme di norme che questo atteggiamento tende a rappresentare implicitamente quasi come naturali e che, in ultima analisi, conferma i nostri discorsi sulla crisi della rappresentatività – e della democrazia rappresentativa – come pratica di governo irrimediabilmente in crisi: ma ancora di più ci viene chiaramente dimostrato che la democrazia così intesa è pensiero debole.

Secondo Tronti il concetto di democrazia andrebbe abbandonato perché irrimediabilmente compromesso – storicamente e teoricamente – dalla violenza dei processi di democratizzazione liberale delle società, citando fra l’altro come dimostrazione della debolezza concettuale del termine l’uso generalizzato di questo associato a qualche aggettivo (rappresentativa, diretta, dal basso, ecc.). Pur non essendo completamente d’accordo con questa opinione, sinceramente l’azione dell’Amministrazione Comunale di Trento pare proprio inscrivibile a questo uso inproprio, debole del concetto di democrazia, un uso che stigmatizza il valore reale e idealistico di cui il concetto di democrazia si fa portatore. E non si fa che confermarlo assecondando senza remore o indecisione questa bizzarra linea della fermezza che vuole imporre unilateralmente un terreno di confronto fra le parti, cioé solo dopo che si sia accettata una funzione normativa assoluta sulla convivenza civile all’Amministrazione Comunale: il Sindaco Pacher non vuole trattare con i “nemici” perché ciecamente convinto che anche solo sedersi a discutere sia il segno di una sconfitta, il cedimento di fronte a quello che lui considera aprioristicamente, astrattamente e in modo arbitrario un nemico; mentre io penso che solo sedendosi a discutere si possono tracciare i confini fra diverse posizioni, così come penso che “trattando” non solo non si ceda alle ragioni di quello che – a ragione o a torto – è sentito come un nemico, ma si determini lì – e lì soltanto – l’identità antagonista alla propria.

Chiaro che per tutti quelli in piazza sabato la democrazia è tutt’altra cosa. Niente di statico, naturale o normativo. Piuttosto un’idea di partecipazione, di conflitto. Piuttosto pratiche quotidiane di relazione e di governance, ma anche e soprattutto territorio di definizione di diversi modi di vivere la vita e di affermazione di queste alterità. Pacher cerca in ogni modo l’istituzionalizzazione del movimento che si è andato esprimendo sulla questione Bruno, non capendo che quello che generalmente è stato possibile – a diversi livelli – in altri contesti spaziali o temporali, oggi su questi temi non può succedere: perché quello che per Pacher è un problema per noi rappresenta la soluzione al problema, quello che per Pacher è sacrale (regole®olamenti) per noi è l’altare da rovesciare. Se per Pacher – e anche per altri meno sospettabili personaggi – questo movimento esprime un disagio, per noi esprime un bisogno e un diritto: il protagonismo giovanile se a parole galvanizza questa amministrazione, nei fatti la terrorizza quando questo protagonismo si emancipa e si propone esso stesso – e non attraverso qualche proposta – come alternativa politica alla gerantocrazia trentina – l’età anagrafica non conta in questo caso, che di faccie giovani con cervello&cuore “vecchi” ne abbiam visti abbastanza in questa lunga vicenda – e alla sua impassibile e sfacciata voglia di omologazione e controllo totalizzante della città, retta da un sistema clientelare e da una grande disponibilità di soldi.

Questa Amministrazione, in questi giorni tristi di riabilitazione del partito Socialista Italiano dell’ultimo scampolo di secolo, ricorda proprio l’azione dei governi craxiani degli inizi degli anni ’80 e la loro politica concertativa: soldi per tutti – in primo luogo al sistema industriale – finché possibile. In Trentino fino a quando sarà possibile coprire ogni problema con un mucchio di soldi? La domanda non ha per ora risposta, ma la vicenda del Bruno dimostra l’incapacità di tutta la classe politica trentina nel muoversi fuori da queste coordinate, dove i soldi non comprano tutto e non valgono poi così tanto: Bruno vuole esistere e vivere, non arricchirsi.

E a questo punto, probabilmente, al Sindaco Pacher non tornano più i conti.

3 commenti:

diniz ha detto...

ciao frnc
grazie di offrire dopo una giornata splendida non solo emozioni (tante il 21!) ma anche riflessioni e analisi di ampio respiro sulle vicende che ci riguardano.
Nota puoi/vuoi postarla anche in mailinglist del bRuno che può servire e parecchio (magari con il permalink che qcuno poi visita di + finoaqui...)
abbracci a presto.
dns

paolo ha detto...

Ciao!
Forse tu sei in grado di aiutarmi con questa piccola idea: riusciremo a trovare tra tutti gli "esperti" relatori del festival dell'economia, sul tema "capitale sociale", qualcuno che ha sostenuto in un suo articolo o intervento "i centri sociali aumentano il capitale sociale di una certa zona"? A me sembra cosi' ovvio come concetto che mi stupirei se nessuno dei molti relatori lo avesse mai detto.
A quel punto lo si puo' presentare come evidenza: "ma come, lo dicono anche gli esperti che avete invitato al festival dell'economia!"
Che ne dici?

frnc ha detto...

Sì Paolo, è così ovvio che di certo uno dei tantissimi ospiti del festival dell'economia deve averlo detto... il problema è capire se qualcuno di questi eventualmente è disposto a dirlo chiaramente e direttamente per quel che riguarda un'esperienza conflittuale come quella di Bruno (conflittuale anche solo per la questione occupazione ancora aperta).
Comunque sì, si dovrebbe fare notare a questi che si riempiono la bocca di tanti concetti ma poi fanno di tutto per sganciarli dalla realtà e dagli ambiti in cui ci dicono qualcosa di "scomodo".